A un decennio dal Mondiale 2016, tra Nico Rosberg e Lewis Hamilton il rapporto è neutro e l'amicizia di un tempo non è tornata. Nell'intervista al podcast Beyond The Grid, il tedesco chiude così il discorso: «Semplicemente non saremo mai migliori amici, sai?».
Il disgelo però c'è stato. Alla domanda se le cose fossero migliorate dopo il ritiro, Rosberg ha risposto di sì: dopo una cosa del genere, ha spiegato, qualsiasi cosa si scioglie, e adesso va bene. Ha invece respinto il paragone con Ayrton Senna e Alain Prost dopo il periodo sabbatico del francese nel 1992: forse non fino a quel punto, pensa Rosberg, perché loro diventarono davvero amici, in un modo strano. Tra lui e Hamilton, ha aggiunto, la situazione va bene ed è piacevole.
Eppure erano amici dai tempi dei kart. Il legame si è sfilacciato nelle quattro stagioni da compagni in Mercedes, dal 2013 al 2016, con due titoli per Hamilton e uno per Rosberg. Il Mondiale 2016 andò al tedesco con 5 punti di margine sul britannico, al termine di un'ultima stagione insieme con diversi scontri pagati a caro prezzo, come in Spagna e in Austria.
Anche l'ultimo atto di Abu Dhabi resta nei suoi ricordi. Hamilton, ha ricordato, è sempre signorile in momenti simili e si congratulò con lui, ma fu dura: secondo Rosberg non obbedì agli ordini di squadra e compattò il gruppo, guidando molto lentamente di proposito, con il rischio per il team di perdere la vittoria, visto che da dietro stavano arrivando Sebastian Vettel e Max Verstappen. È comprensibile, riconosce, che in quella situazione non gli consegnasse tutto in quel momento e cercasse di restare nella zona grigia, continuando a giocare la partita. Sul momento fu orribile; adesso, ripensandoci, trova fantastico che l'abbia fatto, perché tutto è diventato ancora più bello.
Cinque giorni dopo il trionfo arrivò l'annuncio del ritiro, che aprì a Valtteri Bottas la strada verso la Mercedes per il 2017. Rosberg si è scusato con i tifosi che allora volevano veder proseguire quel duello, ma ricorda di aver dato tutto e realizzato il suo sogno, e per lui uscire di scena al vertice è qualcosa di davvero prezioso per il resto della vita. Con il senno di poi, per fortuna, è stata la decisione giusta per lui: allora non lo sapeva, e faceva molta paura.
Un'altra stagione sarebbe stata dura: nel 2016 aveva gettato tutto, anzi più di tutto, in un'annata di un'intensità folle, e non era davvero realistico mantenere quel livello anno dopo anno. Non sarebbe potuto migliorare, sostiene, perché era al suo apice. Oggi frequenta ancora il mondo della F1, soprattutto come opinionista, senza rimpianti per aver lasciato le corse.



