Un paragone che arriva da Maranello e porta il nome di Niki Lauda. Piero Ferrari, vicepresidente della Ferrari e figlio del Drake, in un'intervista a Leo Turrini pubblicata il 20 ottobre ha detto che Kimi Antonelli, pilota Mercedes a un passo dal titolo mondiale, gli fa venire in mente il campione austriaco: «E dal mio punto di vista si tratta di un complimento straordinario, ovviamente meritatissimo». Non lo ha mai incontrato di persona e si definisce un suo ammiratore a distanza.
Il punto è la maturità. Piero Ferrari ha premesso che una volta in Formula 1 l'anagrafe contava e che anche Lauda arrivò in pista con qualche anno in più di Antonelli, mentre oggi gli esordi sono molto anticipati. Fatta questa distinzione, secondo lui il paragone regge perché Kimi, come il primo Niki in Ferrari, ha mostrato da subito una maturità persino sorprendente: «Io non ricordo gravi errori dell'austriaco quando mio padre gli affidò la nostra macchina. Allo stesso modo, Antonelli ha saputo evitare gli sbagli figli della inesperienza». Un particolare che considera molto significativo, perché testimonia l'equilibrio del campione.
Poi il confronto con Max Verstappen. «Max è un fenomeno!», ha premesso, ma ripensando ai primissimi anni dell'olandese nei gran premi il bilancio è diverso: «L'olandese commetteva più errori di Kimi». Il duello tra i due, ha aggiunto, sarà tutto da gustare, anche se lui spera che nella lotta per il titolo del 2027 ci siano anche Leclerc e Hamilton.
Le parole arrivano mentre Antonelli si prepara al primo match point mondiale, nel Gran Premio degli Stati Uniti di domenica ad Austin, forte di 8 vittorie in stagione. Piero Ferrari ha ammesso che magari non accadrà già domenica in Texas, ma che gli pare francamente impossibile che Antonelli possa perdere il titolo. L'ultimo italiano campione del mondo fu Alberto Ascari nel 1953, quando lui aveva appena otto anni e di quell'impresa conserva una vaga memoria. Sarebbe stato più contento se a vincere fosse stato Leclerc o Hamilton, ha detto con sincerità, ma visto che questa prospettiva si è rivelata irrealizzabile gli fa piacere che sul trono salga un figlio della terra dei motori.
Secondo Piero Ferrari, Antonelli sarebbe piaciuto anche a suo padre. Ha ricordato che Enzo Ferrari, dopo la morte di Lorenzo Bandini per le conseguenze dell'incidente di Montecarlo nel 1967, smise di puntare sui piloti italiani per non esporli a pressioni talvolta insostenibili. Fece un'eccezione solo negli ultimi anni della sua vita, chiamando Michele Alboreto. Il Drake, ha spiegato, apprezzava l'istinto naturale per la velocità unito alla lucidità nella gestione del mezzo meccanico, e in questo per lui Antonelli è già un maestro.
Sul futuro, il vicepresidente ha ricordato che nel motorsport la macchina fa inesorabilmente la differenza. Kimi però è stato formidabile nel comprendere subito il nuovo regolamento tecnico, con una rapidità mentale che forse è mancata al compagno di squadra Russell, e in alcune situazioni è stato anche aiutato dalla fortuna. Detto questo, secondo lui Antonelli ha tutto per restare protagonista nel medio e nel lungo termine.
Vederlo un giorno in rosso? Piero Ferrari ha parlato di contratti da rispettare e impegni già presi, ma senza ipocrisia ha ammesso che chiunque amerebbe vedere un italiano al volante della macchina che porta il nome di suo padre. E ha aggiunto di supporre che, per via delle sue radici, l'idea non dispiacerebbe nemmeno al ragazzo di Bologna. Magari un giorno succederà, ha concluso, perché no.
Il prossimo appuntamento del weekend è Prove Libere 1, 23 ottobre alle ore 19:30 (ora italiana).




