Liam Lawson è andato a cercare Max Verstappen sabato mattina per scusarsi del contatto nelle Prove Libere 2 del Gran Premio del Messico. Il chiarimento c'è stato e l'olandese della Red Bull ha chiuso la questione con una frase: «Tra noi è tutto a posto». Le sanzioni però restano: entrambi hanno ricevuto una posizione di penalità in griglia.

Lawson ha spiegato di essere andato da Max per scusarsi, perché non è mai stata sua intenzione arrivare al contatto. Ha riconosciuto che la situazione non è ideale e che un episodio del genere non dovrebbe mai succedere in prova. Secondo il pilota della Racing Bulls l'incidente non ha fatto bene a nessuno dei due, e ne trarrà una lezione per il futuro.

Il contatto è avvenuto venerdì tra le curve 12 e 14 dell'Autodromo Hermanos Rodriguez. Sia la Red Bull di Verstappen sia la Racing Bulls di Lawson hanno riportato danni, e l'episodio ha provocato una bandiera rossa. A caldo Verstappen non aveva usato mezzi termini: aveva detto di non avere idea di cosa fosse passato per la testa di Liam e di non considerare molto intelligente quel comportamento da parte di chi sta ancora lottando per il proprio sedile per il 2027.

Lawson, che venerdì non aveva parlato con i media, ha detto di pensare che anche quelle parole siano ormai acqua passata: quando si scende dalla macchina subito dopo una sessione, ha spiegato, l'adrenalina è ancora in circolo. Ha aggiunto che solo Max sa come si sente, ribadendo che non voleva il contatto e chiedendo scusa.

Oltre alla posizione in griglia, i commissari hanno inflitto a entrambi anche un punto di penalità sulla superlicenza. Nel documento della FIA si legge che un episodio simile di norma porterebbe a un avvertimento, ma che questa volta si è voluto dare un esempio: il tema era stato affrontato nella riunione dei team manager di venerdì e in stagione si erano già visti diversi episodi simili nelle prove libere. Verstappen, quarto in qualifica, scivola così in quinta posizione. Lawson è passato dall'ottavo al nono posto, poi è stato squalificato dalle qualifiche per un'infrazione tecnica che non ha niente a che vedere con lo scontro.

Sulla penalità Verstappen ha fatto un paragone con le decisioni che si vedono in altri sport, con cui si può essere d'accordo oppure no. Ha detto di avere una sua opinione, ma di aver già detto tutto quello che voleva dire, anche internamente. Non si è stupito che i commissari abbiano usato proprio lui per dare un esempio, perché in passato è già successo, e ha aggiunto che se per loro un episodio merita una penalità, allora la merita. Alla domanda se si senta spesso preso di mira, ha preferito non dire troppo.

Resta aperta la partita per il sedile Racing Bulls del 2027, che vede Lawson contro il giovane della Red Bull Nikola Tsolov, secondo nel campionato di Formula 2. In Messico Tsolov ha guidato la vettura di Lawson nelle Prove Libere 1 nell'ambito della valutazione del team. Interpellato su chi meriti il posto, Verstappen ha parlato di un problema che si presenta sempre quando ci sono tanti piloti di talento e uno di loro a un certo punto comincia ad andare davvero forte: dargli una possibilità o no? La scelta, ha detto, la lascia al team. Un'opinione personale ce l'ha, ma non ha bisogno di dirla.

Lawson, intanto, aspetta. Dopo le qualifiche ha detto che la Formula 1 è uno sport duro, che sta cercando di dare il massimo e di andare a punti in ogni gara possibile, ma che non è lui a prendere la decisione.

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