A Kimi Antonelli basta un nono posto nel Gran Premio del Messico di domenica per laurearsi campione del mondo alla seconda stagione in Formula 1, ad appena 20 anni. Juan Pablo Montoya non ha dubbi sul pilota Mercedes: «A quell'età è il migliore di sempre».

In un'intervista il colombiano insiste sulla crescita di Antonelli: basta mettere a confronto l'anno scorso e questa stagione per vedere quanto sia maturato. La chiave, a suo avviso, sta nel sostegno, nell'ambiente giusto e nel tempo per crescere: quando un ragazzo giovane li riceve, i risultati sono straordinari.

Il passaggio più interessante riguarda le academy. Per Montoya la storia di Antonelli è una buona lezione per molti vivai, che probabilmente avevano in casa talenti davvero straordinari ma li hanno persi nella fretta di lasciare spazio al nuovo pilota in rampa di lancio. Con le gare disputate l'anno scorso, in un'altra struttura Antonelli avrebbe avuto buone probabilità di non essere in F1 quest'anno. E probabilmente, ha aggiunto, «ci saremmo persi uno dei più grandi talenti della F1».

Dietro questa crescita c'è anche la Mercedes. Attorno ad Antonelli tutti si sono stretti e hanno creduto in lui, e il suo posto in squadra o il suo futuro non sono mai stati messi in dubbio. Per un ragazzo giovane che sbaglia ed è sotto pressione, racconta Montoya, sentirsi dire dalla squadra di non preoccuparsi perché fa parte della crescita rende tutto facile.

Montoya ha citato poi Peter Bonnington, detto Bono, ingegnere di gara di Kimi che in passato lavorava con Lewis Hamilton, e lo considera un grande punto a favore della Mercedes. Quello che ha fatto con Hamilton e quello che sta facendo ora, ha detto, è pazzesco ed è «straordinario».

Con il titolo Antonelli toglierebbe a Sebastian Vettel il primato di campione del mondo più giovane della storia della F1, abbassando il record da 23 a 20 anni.

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