Per Toto Wolff quella di Austin è la gara migliore che Kimi Antonelli abbia disputato finora. Il pilota Mercedes ha vinto il Gran Premio degli Stati Uniti partendo dalla pole e ha conquistato la nona vittoria stagionale. Il titolo però non è ancora matematico: Lewis Hamilton e George Russell restano in corsa.

Secondo il team principal, Kimi è andato oltre il potenziale della macchina: forse, ha ammesso, è un po' duro dirlo, ma crede che lo stile di guida dell'italiano si sposi con la vettura. È partito con la gomma meno veloce e ha controllato tutto dall'inizio alla fine. «La gara di un campione, che campione non è ancora», ha detto Wolff. In qualifica, secondo lui, all'ultimo giro avrebbe potuto essere più veloce di un altro decimo e mezzo o due.

Il confronto in casa fa rumore. Con la stessa W17, Russell in gara faticava a superare Piastri. Venerdì la squadra aveva sofferto mentre continuava a studiare il pacchetto di aggiornamenti visto per la prima volta in Malesia, che finora si è dimostrato difficile da ottimizzare. Antonelli e i suoi ingegneri avevano trovato la finestra giusta già per le qualifiche. Wolff ha spiegato di credere che il pacchetto di aggiornamenti sia difficile da far funzionare nella finestra giusta e che questo sia uno dei motivi per cui George non riesce ad andare forte: la squadra ci lavorerà, ma Russell non è mezzo secondo più lento del compagno.

Alla domanda se Austin valga più della rimonta dal fondo fino alla vittoria di Monza, Wolff ha scherzato: questa è probabilmente la gara migliore che abbia visto, ma il suo problema è che non ricorda le gare passate. Anche Monza, ha riconosciuto, è stata molto bella, con il vantaggio del pubblico di casa e i tifosi vestiti di rosso un po' confusi nel sentire l'inno italiano con la Mercedes sul podio. Il giudizio su Austin, però, resta quello.

Wolff ha raccontato anche la serenità con cui Antonelli vive la corsa al titolo. Forse, secondo lui, lo ha aiutato il regolamento tutto nuovo: l'anno scorso era arrivato con monoposto che esistevano da quattro anni e a cui gli altri piloti erano abituati. Prima della gara Kimi è passato nel suo ufficio, ancora prima di vestirsi, si è seduto sul divano e gli ha detto che voleva godersi la corsa e che non stava pensando affatto al Mondiale. Wolff gli ha risposto di mantenere quell'atteggiamento, perché fa il lavoro più bello del mondo. Dopo oltre trent'anni passati a cercare di capire il cervello dei piloti, ha ammesso di non sapere ancora che cosa sia successo durante l'inverno.

Il merito, ha precisato, non è suo: è stato il junior team guidato da Gwen Lagrue a scoprire Antonelli quando aveva 11 anni. Dietro c'è un lavoro di nove anni e più di dieci milioni spesi per sviluppare la sua carriera, insieme ai genitori. Wolff ricorda bene le critiche dell'anno scorso, quando dopo nove gare senza punti c'era chi diceva che Kimi non dovesse stare in Mercedes e in altri team qualcuno sosteneva che non meritasse nemmeno la Formula 1. Poi le lacrime a Spa nel parco chiuso. Oggi vederlo raccogliere risultati è estremamente soddisfacente, ma la strada non è stata facile.

Il traguardo, per Wolff, è al 99,9 per cento.

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