A Kimi Antonelli possono bastare due punti per diventare campione del mondo. Il titolo non è arrivato ad Austin, ma nel Gran Premio del Messico, in programma il 1° novembre, al pilota della Mercedes sarà sufficiente il nono posto, qualunque sia il risultato degli avversari.
Negli Stati Uniti c'era una sola combinazione utile per chiudere i conti: Antonelli doveva vincere, con George Russell nono o più indietro e Lewis Hamilton al massimo quinto. L'italiano ha fatto la sua parte, conquistando la nona vittoria della stagione, ma Russell ha chiuso ottavo e Hamilton quarto. La classifica dice ora 365 punti per Antonelli, 242 per Russell e 241 per Hamilton: il margine è di 123 punti sul primo inseguitore e di 124 sul secondo.
Il calendario prevede ancora cinque appuntamenti (Messico, Brasile, Las Vegas, Qatar e Abu Dhabi), per un totale di 125 punti da assegnare. L'unica strada per riaprire la corsa al titolo passa da un successo di Russell o di Hamilton in Messico. Se vince Russell, ad Antonelli serve almeno il nono posto; se vince Hamilton, basta il decimo. Se invece a vincere è qualsiasi altro pilota, Antonelli è campione anche senza segnare punti.
Il conto è semplice: dopo il Messico resteranno soltanto 100 punti a disposizione. E anche in caso di arrivo a pari punti a fine stagione, Antonelli sarebbe davanti per numero di vittorie.
In palio c'è anche un record. Il più giovane campione della storia della Formula 1 resta Sebastian Vettel, che conquistò il titolo 2010 a 23 anni, 4 mesi e 11 giorni. Se dovesse chiudere i conti in Messico, Antonelli avrebbe almeno 20 anni, 2 mesi e 7 giorni, e abbasserebbe il primato del tedesco di 3 anni, 2 mesi e 4 giorni.



