Uno scatto che potrebbe trasformarsi in un simbolo: Kimi Antonelli seduto nell'abitacolo della Lotus numero 12, la celebre monoposto di Senna. Prima di Interlagos, dove correrà il suo primo Gran Premio da campione del mondo nella terra di Senna, ha visitato l'Instituto Ayrton Senna. Ad accoglierlo c'erano i familiari del pilota.

Poche parole per ringraziare tutta la famiglia Senna: Antonelli ha detto che ci vorrà un po' di tempo per assimilare le emozioni, ma, ha aggiunto, «porterò questi ricordi con me per sempre». Fu la stessa famiglia, dopo la scomparsa di Ayrton, a dare vita alla fondazione: era il 20 novembre 1994.

A Senna è dedicato anche il 12 di Antonelli, che da campione avrebbe diritto all'1 ma resterà fedele alla sua scelta: conta la scaramanzia, e più ancora l'affetto. La storia della Formula 1 appassiona il bolognese nonostante sia giovanissimo, e le corse del brasiliano lui le ha guardate e riguardate.

Kimi cita sempre il suo mito, senza voler essere paragonato a lui. In Messico ha spiegato che Senna per lui sarà sempre una grande fonte di ispirazione, ma che il paragone non lo trova giusto: il brasiliano è uno dei miti assoluti di questo sport, lui solo un ragazzo con ancora tutto da dimostrare. Oltre al pilota straordinario, Antonelli ha raccontato di aver sempre provato grande stima per quello che Senna ha fatto fuori dalla pista: è sempre rimasto sé stesso, ha fatto del bene alle persone che più ne avevano bisogno e ha scritto la sua personale storia come uomo oltre che come pilota.

Il gesto rafforza un legame che in Brasile ha già una tappa precedente. Un anno fa Antonelli era stato al cimitero di Morumbi, sulla tomba di Senna, e il weekend che seguì si chiuse con un secondo posto, il migliore piazzamento di quella stagione. Stavolta a San Paolo arriva con il titolo già in tasca.

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