Max Verstappen arriva ad Austin da favorito per il Gran Premio degli Stati Uniti, ma a tenere banco è la sua schiena. Il pilota Red Bull, quattro volte campione del mondo, ha rivelato che gli esami medici fatti negli anni hanno mostrato danni nella parte finale della colonna vertebrale: «Dai controlli alla schiena, la parte bassa non ha un bell'aspetto».

Il problema sono i carichi verticali, ben superiori alle forze in curva a cui di solito si associano i piloti. L'olandese ha portato l'esempio dell'anno scorso: in curva si arrivava a circa 5-6G, ma lui ha preso impatti verticali sulla colonna oltre i 9G, cosa che, ha detto, non è davvero per niente divertente. E più passano gli anni, ha aggiunto, più ci si pensa.

Il momento più delicato è la frenata. Con queste macchine, ha spiegato Verstappen, il fondo batte molto più forte, perché quando le ali si chiudono e l'altezza da terra scende si vive un momento molto stressante. In alcuni punti del Circuit of the Americas la frenata è molto sconnessa, con avvallamenti anomali che non dipendono solo dall'asfalto che invecchia, ma dal terreno sottostante che si alza e si abbassa, e che a volte sono molto difficili da prevedere. Basta allargare di pochissimo la traiettoria per non sapere cosa ci si trova davanti, perché lì a volte non passa praticamente nessuno: secondo lui è qualcosa che la gente non capisce davvero.

Le sue parole arrivano dopo anni di lamentele della griglia per le conseguenze fisiche dell'era a effetto suolo, introdotta nel 2022, con vetture costrette a girare con altezze minime e sospensioni rigide. Diversi piloti avevano riferito problemi alla schiena e la FIA era intervenuta con direttive tecniche per limitare il porpoising. Da questa stagione sono arrivate nuove regole, ma Verstappen ha detto di sapere che tutto questo fa parte delle corse e può far parte dello sport, aggiungendo però che si tratta anche di un danno ulteriore causato dalle macchine degli ultimi anni: se si continua a considerare accettabile guidare su certe superfici, ha avvertito, si soffrirà molto di più. A chi ricorda che esistono sport peggiori per il fisico, ha risposto che è proprio per questo che lui non li pratica.

A Singapore, dove ha dominato conquistando la sua prima vittoria a Marina Bay davanti a Charles Leclerc e Kimi Antonelli, Verstappen aveva scherzato dicendo che per affrontare Austin sarebbe servito diventare RoboCop. Ora assicura che non era proprio uno scherzo: se ne parla da anni e la situazione, ha detto, sta diventando un po' fuori controllo. Quello che ha visto quest'anno durante la tappa del WEC ad Austin lo ha preparato a un weekend doloroso, con una pista estremamente sconnessa: non sa come risponderà la sua macchina ed è sicuro che sarà piuttosto dura trovare i compromessi giusti.

Verstappen non accetta la spiegazione del terreno che si muove sotto il tracciato, causa delle ripetute riparazioni degli ultimi anni: se il problema è il suolo, ha osservato, bisognava saperlo e rinforzarlo di più. Ha detto di amare questa pista e questo posto, per lui uno dei migliori tracciati di sempre e, a suo avviso, una delle migliori sedi e città in cui trovarsi. Ma per lui «le buche che abbiamo sono inaccettabili».

Le levigature fatte qua e là, secondo l'olandese, sono solo un cerotto su un problema più grande, che sta sotto l'asfalto ed è lì che bisogna intervenire. Questo però significherebbe riaprire completamente la pista, con costi enormi in denaro e tempo. Per Verstappen è l'unico modo per eliminare buche che, ha concluso, non sono naturali e sono fuori controllo.

DAL CANALE

Continua l’analisi in video

VIDEO E ANALISIGuarda gli ultimi video di Tribuna MotoriApri YouTube ↗