Toto Wolff chiama in causa la Ferrari e la Red Bull per raccontare il titolo mondiale conquistato da Kimi Antonelli a vent'anni. Nell'intervista concessa al Corriere della Sera a Città del Messico, il team principal Mercedes non vuole sentir parlare di miracolo: il campionato, spiega, è il frutto di un piano di nove anni, cominciato quando scelse il pilota italiano ad appena 12 anni.
Se fosse stato alla Ferrari o alla Red Bull, sostiene Wolff, i dubbi ci sarebbero stati: non lo avrebbero mai messo subito sulla macchina migliore e «lo avrebbero parcheggiato in un piccolo team, come Bearman». In Mercedes invece nessuno ha mai dubitato di Antonelli, sostenuto anche quando i risultati non arrivavano. Per Kimi, rivendica, c'erano un progetto e una programmazione.
Wolff respinge anche l'idea, che dice di aver sentito, che la Ferrari o altri se lo siano lasciato sfuggire. Dietro, spiega, ci sono soltanto il lavoro e un ragazzo straordinario che ha ripagato la fiducia con i risultati. La Mercedes ha finanziato per intero la sua carriera, tra i migliori coach, i migliori strumenti e test su monoposto di Formula 1, e secondo Wolff è l'unica a farlo.
La trasformazione, racconta il manager austriaco, è arrivata quest'inverno. A un certo punto gli sembrava di parlare con un trentacinquenne: Antonelli era diventato analitico, critico con se stesso, controllava la pressione e aveva cominciato a guidare a modo suo. Non si tratta soltanto di maturità e talento, insiste, ma di un percorso di nove anni tra squadra e famiglia. Per Wolff, «non è una vittoria mia ma del sistema».
Antonelli non era ancora abbastanza grande per prendere la patente quando Wolff lo fece salire su una monoposto di Formula 1, mille cavalli di potenza, gettandolo nella gabbia dei leoni, per usare le sue parole. Pochi giri e poi l'incidente: così si chiuse, a Monza nel 2024, la sua prima uscita in una sessione di prove libere, e quel giorno, ricorda Wolff, il mondo crollò addosso al pilota e alla sua famiglia. Due anni dopo, sempre a Monza, è arrivata la vittoria che Wolff definisce stupenda, il giorno più bello della carriera di Kimi.
Wolff ricorda anche il primo incontro. Antonelli, già nel team junior, era stato portato a una gara di Formula 1: minuscolo, con una maglietta della Mercedes, sedeva accanto a lui in garage senza riuscire nemmeno ad arrivare ai monitor.
Ora l'obiettivo di Wolff è evitare che una popolarità su scala mondiale cambi Antonelli. Per Wolff è umile ma ha l'aura, e se continuerà così il mondo sarà suo e vincerà tanti titoli; lo accosta ai talenti generazionali come Senna, Schumacher e Hamilton, se continuerà come sa. Il compito della Mercedes, dice, è proteggerlo, perché ha ancora vent'anni.
Wolff cita anche un episodio. Un uomo aveva provato più volte a fissare un appuntamento con lui, poi lo ha aspettato in un negozio di cover per telefoni a Montecarlo per parlargli di una cosa importante: il suo migliore amico aveva una figlia che partecipava ai concorsi di bellezza, Miss Italia, e sarebbe stata perfetta per Kimi. Antonelli, conclude Wolff, va tenuto lontano da chi vuole approfittarne.



